Oggi parleremo di feeling ed empatia del comunicatore o grafico.
Spesso, nella mia carriera da addetto alla comunicazione, mi è capitato di essere etichettato come strano, “sopra alle righe”, per le svariate scelte compiute giornalmente nella mia personale vita comune.


Dai tagli di capelli all’outfit sfido chiunque, abbia una agenzia di comunicazione a supporto delle proprie attività, ad asserire il contrario:

I GRAFICI SONO STRANI …. CHI LAVORA IN UN’AGENZIA DI COMUNICAZIONE è STRANO!


o ancora …. Quello?! ah! si, fa il Grafico!

Vi siete mai chiesti come mai?

Con questo articolo cercherò di fornirvi spunti e dare una definizione concreta, basata su elementi concreti, di tale situazione. Elementi concreti che poco hanno a che fare con concetti più astratti e spesso attribuiti quali estro, stile e creatività.

In quanto simili, dal titolare al grafico, passando per l’art director ed il creative director, qui definiremo tutti come GRAFICI, non che questo sia corretto, ma mi sento di poter asserire che è l’epiteto più immediato per la mass culture popolare.

Innanzi tutto, per per comprendere a pieno il discorso, bisognerà porsi le domande corrette in merito.
Domande molto semplici, ma che forse proprio in quanto tali, poche volte emergono.

» Cosa fa per me il mio Grafico?

Il mio grafico trasforma in un visual tangibile, identificabile e spendibile un concetto o idea che io fornisco a parole o che in partenza è in forma di idea SOLO nella mia testa. Interpreta e mi restituisce, in chiave concreta, una mia idea, un mio sogno.
Se questo non bastasse, al termine di un suo primo processo di sviluppo, mi rimanda il visual sottoponendolo al giudizio ed al raffronto DELLA MIA IDEA, riceve modifiche e procede, ripartendo con l’interpretazione

QUESTO è SEMPLICE? … è FACILE? … potrebbe mai essere una mission da persone “normali”? secondo me no! …. 😉

Di fatto potremmo definirlo come una sorta di SCIAMANO contemporaneo mixato ad uno SCULTORE digitale ( data l’epoca )
Provate a considerarlo alla stregua di un Giotto che affresca la Cappella Sistina o un Benvenuto Cellini che realizza Salini e Saliere per Francesco I° di Francia. Quando riceve la commessa, il Papa ha un idea, un concetto di cosa vuole, ma non ha un immagine fissa nella sua testa tipo falla rossa, falla blu, fai la creazione … è Giotto che decide cercando di interpretare il volere del committente. Tra le altre cose DEVE riuscire poche volte è concepibile la NON RIUSCITA.

» Come fa a farlo un Grafico?

Si forma.
Il bello è che non ci sono testi formativi, o meglio, ci sono testi formativi e raccolte, ma, a rigor di logica, data l’incessante richiesta di unicità di prodotti in questo settore, nel momento che viene stampato e distribuito, è già vecchio, no?

• IL GRAFICO GUARDA e COLLEZIONA TUTTO ( dai flyer alle pubblicazioni, meglio se FREE PRESS )

• Il Grafico Studia la Mass Culture ( cultura di massa – cultura popolare e populista )

• Il Grafico è 50% ANTROPOLOGO e 50% dedito ad una sorta di SEMIOTICA DELLA CULTURA POP ( non a caso Andy Warhol era sia Grafico che Artista )

• Il Grafico cerca di somatizzare le vetrine, le tendenze, i colori, le linee, il design e le manie del momento storico in cui opera ( qui GRAFICO mi risulta riduttivo in quanto anche in ambiente WEB si comporta in maniera similare )

• Il Grafico è BORDERLINE

… più generalmente è CONTINUAMENTE ALLA RICERCA DI UN PUNTO ESTREMO DI DESIGN NUOVO E CONTEMPORANEO. A LUI SERVE DETERMINARE LA COSA “PIù AVANTI”

» Perché fa tutto questo un Grafico?

Ad un Grafico o Comunicatore serve determinare un punto considerato estremamente “AVANTI” per poter poi retrocedere e trovare stadi intermedi.
Detiene un know how basato sulla storia e sulla storicità della professione, studiando e cercando di “inglobare” visual futuri per retrocederli in una contemporaneità spendibile. Per fornirvi un progetto NON VECCHIO, NON INCOMPRENSIBILMENTE FUTURISTA, MA CONTEMPORANEO.

Ora ” a bocce ferme” dopo aver visto, studiato e somatizzato quanto di più avanti possa esistere in termini di Design e Comunicazione, riuscirà facilmente a liberarsene?
Moltiplicato per N° casistiche e per N° progetti, nonché clienti, secondo voi, quanto impiegherà questo know how a trasformarlo anche esteriormente?
… e dovendo SEMPRE evolvere, quanto riuscirà a contenere questo “futuro” solo negli aspetti e nelle sfere professionali?
Non si annoverano nella storia della comunicazione e del Graphic Design, Designer “normali”. Toscani per Benetton era normale? Armando Testa era normale? Andy Warhol era normale?
Non è una questione di outfit o di modo di porsi, una camicia ed una cravatta sanno trasformare e mimetizzare nella folla anche un serial killer

… è quel fulmine che passa negli occhi tra la sede dei bulbi oculari e la retina “dell’incravattato” nel momento in cui voi gli state spiegando il vostro progetto e nel riflesso dell’iride lui l’ha già li … MA NON PERCHé è UN MAGO! PERCHé HA STUDIATO! NE HA VISTI 100.000!

Perché oltre a saper condurre il progetto, ha una padronanza del post PDF.
Il Grafico ha già concreto nella sua testa l’esecutivo e potenzialmente nel suo emisfero destro del cervello ha già in mano l’artefatto.


IL GRAFICO IMPARA E SI EVOLVE PER ESSER DIFFERENTE all’interno di un SISTEMA DI MASS CULTURE.


Questo è il mio staff, queste sono le mie radici e queste sono le nostre abilità.
Questa è la mia DIFFERENZA.
Il consiglio che non smetterò mai di dare nei seminari, nelle lezioni ed al mio staff nelle riunioni di TEAM è:

” Ricordatevi che voi VEDETE. Ricordate che voi SAPETE COME LE COSE SONO FATTE ” e questa non è magia, questa è un’abilità che si acquisisce col tempo, studiando ed immagazzinando know how visivo “.

Rinunciare a fare comunicazione non è contenere i costi, è solo rinunciare a fare comunicazione.

 


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